INDUSTRIA 4.0, A CHE PUNTO SIAMO (IN EUROPA, ITALIA, ABRUZZO) E DOVE ARRIVEREMO? INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL POLO, GIUSEPPE RANALLI

Industria 4.0: sentiamo sempre più spesso usare questo termine, a volte come la chiave di svolta di un’economia che stenta a riprendersi, altre volte come ‘paravento’ di qualunque novità venga proposta a livello industriale o occupazionale.

Ma cosa si intende, esattamente, per Industria 4.0? E, soprattutto, a che punto siamo in Europa, in Italia e in Abruzzo? E dove ci porterà questa quarta rivoluzione industriale?

Per rispondere a tutte queste domande (e a molte altre) abbiamo intervistato Giuseppe Ranalli, presidente del Polo Innovazione Automotive e AD di Tecnomatic Spa, una delle aziende che si è maggiormente distinta, negli ultimi anni, in termini di innovazione, per aver colto le opportunità derivanti dal passaggio epocale che sta attraversando il mondo dell’automotive, in particolare rispetto all’elettrificazione e alla guida autonoma.

Giuseppe Ranalli (credits: Ph Piergiorgio Greco - http://piergiorgiogreco.it/)

Giuseppe Ranalli (credits: Ph Piergiorgio Greco – http://piergiorgiogreco.it/)

Presidente Ranalli, il termine Industria 4.0 è ormai entrato nel linguaggio comune, ma si fa ancora fatica a capire cosa si intende esattamente. Come può essere riassunto, in una frase?

Semplificando al massimo – ma la tematica è molto più complessa – Industria 4.0 può essere definita la quarta rivoluzione industriale, un mix tecnologico di automazione, informazione, connessione e programmazione che stanno portando a un cambio dei paradigmi tecnologici e culturali che, coinvolgendo il sistema manifatturiero in tutte le sue forme, introduce nuovi concept di sviluppo e di servizio basate su sistemi smart, vale a dire più intelligenti, più veloci e più efficienti.

 
Come si è arrivati all’Industria 4.0? Quali sono le fasi che l’hanno preceduta?
Il termine Industria 4.0 è stato usato per la prima volta nel 2011 alla Fiera di Hannover, in Germania, come ipotesi di progetto da cui è partito un gruppo di lavoro che nel 2012 ha presentato al governo federale tedesco una serie di raccomandazioni per l’implementazione del Piano Industria 4.0. Il modello è stato poi fonte di ispirazione per tutti gli altri Paesi. Rispetto alle ‘fasi’, parlando, appunto, di quarta rivoluzione industriale è intuibile che quel suffisso 4.0 corrisponde alle tappe di un’evoluzione estremamente precisa. Dall’introduzione della macchina a vapore all’uso sempre più pervasivo dell’automazione, dall’informatizzazione alla digitalizzazione, si possono individuare 4 fasi che corrispondono ad altrettanti rivoluzioni industriali: 1) utilizzo di macchine azionate da energia meccanica; 2) introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio; 3) utilizzo dell’elettronica e dell’IT per automatizzare ulteriormente la produzione; 4) utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse e collegate ad internet.
 
 
Quali sono i benefici attesi rispetto a questa quarta rivoluzione industriale?
Possiamo sintetizzarli in cinque risultati attesi: 1) maggiore flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala; 2) maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative; 3) maggiore produttività attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina; 4) migliore qualità e zero difetti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale; 5) maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose.
 
Qual è stato, invece, l’impatto in Italia?
In Italia le direttive generali sono state adottate nel Piano Nazionale Industria 4.0, presentato il 21 settembre 2016 dal Ministero dello Sviluppo Economico Carlo Calenda; prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e la competitività.
 
Quali sono gli aspetti principali del cosiddetto Piano Calenda?
Il Piano ha preso spunto dalle caratteristiche del nostro settore industriale: pochi grandi player privati industriali e ICT in grado di guidare la trasformazione della manifattura italiana; limitato numero di capi filiera in grado di coordinare il processo evolutivo delle catene del valore; sistema industriale fortemente basato su PMI; ruolo chiave di prestigiosi poli universitari e centri di ricerca per sviluppo e innovazione; forte connotazione culturale dei prodotti finiti.
Da qui sono state individuate le due direttrici principali: da un lato gli investimenti innovativi, dall’altro lato lo sviluppo delle competenze.
 
Quali sono, dunque, gli step da compiere e gli obiettivi da centrare?
Per quanto riguarda gli investimenti innovativi, gli obiettivi consistono nell’incentivare gli investimenti privati su tecnologie e beni I4.0; aumentare la spesa privata in Ricerca, Sviluppo e Innovazione; rafforzare la finanza a supporto degli investimenti. Alcune misure che vanno in questa direzione riguardano iperammortamenti e superammortamenti, crediti di imposta alla ricerca, detrazioni e agevolazioni fiscali, fondi di investimento dedicato.
Ma si tratta di misure che non porteranno alcun profitto, se non si agisce anche sullo sviluppo delle competenze. E’ necessario diffondere la cultura I4.0 attraverso Scuola Digitale e Alternanza Scuola Lavoro, sviluppare le competenze attraverso percorsi Universitari e Istituti Tecnici Superiori dedicati (e l’ITS Sistema Meccanica di Lanciano va esattamente in questa direzione), finanziare la ricerca potenziando i Cluster e i dottorati e creare Competence Center e Digital Innovation Hub.
 
A che punto siamo rispetto a queste ‘direttrici’?
In Italia abbiamo gettato le basi di questa quarta rivoluzione industriale, ma la strada è ancora lunga. Per quanto riguarda lo sviluppo degli investimenti, per esempio, cominciano a diffondersi i primi finanziamenti dedicati a progetti di ricerca e sviluppo. Anche sul fronte delle competenze qualcosa si è avviato; per esempio sono nati i primi Competence Center e Digital Innovation Hub.
In Italia, in particolare, bisogna stare attenti a tre barriere culturali a cui siamo particolarmente esposti: i pessimisti che ‘urlano’ l’ecatombe dei posti di lavoro; gli ottimisti che pensano che l’Industria 4.0 risolverà tutto; i minimalisti che sostengono che questa rivoluzione, in fondo, non sia nulla di speciale! La mia posizione è quella di un sano realismo: prima di parlare di Industria 4.0 bisogna creare e diffondere una cultura capace di supportarla, solo così si potranno gestire le difficoltà di questa transizione. La vera rivoluzione è la cultura 4.0.
 
 
Qual è il focus specifico sull’Automotive?
L’automotive è, ovviamente, uno dei terreni più fertili per l’Industria 4.0. Secondo l’indagine ISTAT sull’innovazione nelle imprese nel periodo 2012-2014, infatti, il settore automotive ha investito, in termini di spesa per l’innovazione, 8.200 euro per addetto nel 2014, contro una spesa media di 6.200 euro. Gli investimenti per l’innovazione del settore riguardano per il 71,8% della spesa complessiva la Ricerca & Sviluppo, per il 16,2% gli investimenti in macchinari e altre tecnologie materiali e per il 12% l’acquisto di tecnologia immateriale (come brevetti, licenze, know-how e servizi di consulenza). La digitalizzazione e il paradigma Industry 4.0 sono pertanto driver importanti per le imprese dell’Automotive, che sposano l’innovazione per migliorare i prodotti ma anche per migliorare i processi produttivi. Le tecnologie digitali possono portare nell’Automotive – e già lo stanno facendo – un’innovazione costruttiva, incentrata sull’uso di una molteplicità di tecnologie che oggi vengono riconosciute come parte integrante della cosiddetta Internet of things: la smartificazione degli oggetti, che diventano connessi e  comunicanti grazie a una sensoristica avanzata, è diventata l’asset portante dello sviluppo di moto, vetture e mezzi di trasporto di qualsiasi dimensione. I veicoli intelligenti, utilizzano protocolli e applicazioni progettati per garantire la sicurezza e il comfort di guidatore e passeggeri, con una grande attenzione ai consumi e all’impatto ambientale.
 
Il Polo Innovazione Automotive, come suggerisce il nome stesso, non può dunque lasciarsi sfuggire queste opportunità.
Ovviamente no, e anzi posso affermare che il Polo è già entrato nella quarta rivoluzione industriale, e le attività avviate e progettate nel periodo 2014-20 vanno in questa direzione.
Penso innanzitutto al fronte delle competenze, e in particolare all’ITS Sistema Meccanica e al cluster Trasporti Italia 2020. Siamo tra i promotori, sostenitori e attori attivi di entrambe queste realtà innovative, proprio nella consapevolezza che è dallo sviluppo delle competenze che può e deve svilupparsi la quarta rivoluzione industriale. Per quanto riguarda l’ITS, per esempio, è attualmente aperta la selezione per il nuovo corso, che è tarato proprio sulla ricerca di tecnici smart dell’Industria 4.0. Allo stesso tempo, ci stiamo muovendo per avviare dei Competence Center e Digital Innovation Hub in Abruzzo: d’altra parte il fare rete per sviluppare innovazioni, competenze e conoscenze è la mission del Polo Automotive ormai da quasi dieci anni, quindi non potevamo non essere preparati a queste evoluzioni.
Anche sul fronte degli investimenti siamo protagonisti: abbiamo già avviato partnership per intercettare finanziamenti su diversi progetti di ricerca e sviluppo tecnologico che hanno ad oggetto innovazioni in termini di Industria 4.0.
 
 
Qualche esempio di progetto avviato o in fase di preparazione?
Le attività sono numerose, portate avanti sia attraverso il Polo Automotive che la società IAM – Innovazione Automotive e Metalmeccanica, che è nostro soggetto gestore.
Rispetto al focus specifico, potrei evidenziare due progetti in particolare.
Il primo, chiamato Auto 4.0, ha due obiettivi specifici: conoscere nel dettaglio le competenze trasversali chiave e i nuovi lavori che renderanno possibile alle imprese realizzare Industry 4.0; capire quali sono le specifiche formative per un re-training della forza lavoro da realizzare con congruo anticipo rispetto alle necessità. E’ un progetto che vede IAM in partnership con numerose realtà (sia produttori che Vet providers) e che rientra nel più ampio progetto Erasmus+, che è il Programma dell’UE nei settori dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport per il periodo 2014-2020.
L’altro progetto che ci vede protagonisti in ambito Industria 4.0 è Emerge. Il progetto punta a realizzare un avanzamento scientifico e tecnologico nel campo ITS (Intelligent Transport Systems) attraverso una partnership forte tra l’Università dell’Aquila e altre realtà come RadioLabs (in particolare, il suo Laboratorio Associato presso l’Università dell’Aquila) ed FCA, con particolare riferimento al FIAT Ducato, veicolo commerciale leader a livello europeo.
Obiettivo del progetto è rendere il veicolo “consapevole” rispetto allo scenario di traffico, per una navigazione contestualizzata, con funzioni di navigazione dinamica e collaborativa e di competitività sul mercato con servizi geo-localizzati e up-to-date per il guidatore e i passeggeri. Le attività di ricerca e sviluppo faranno leva sulle principali tecnologie esistenti ed emergenti di connettività (V2X, 3-4-5G/LTE), di localizzazione (da GPS a Galileo), di cybersecurity. Completa l’iniziativa anche un progetto di sperimentazione del 5G a l’Aquila a cui ha aderito anche FCA. Il 5G è la tecnologia per reti mobili di V generazione che permette di realizzare servizi innovativi che cambieranno profondamente il modo di vivere e di spostarsi dei cittadini e il modo di produrre da parte delle imprese. È l’internet che serve a far funzionare gli oggetti intelligenti in numerosi ambiti, dalla sanità all’energia, dall’automotive all’industria 4.0 e alla sicurezza.

1 comment on “INDUSTRIA 4.0, A CHE PUNTO SIAMO (IN EUROPA, ITALIA, ABRUZZO) E DOVE ARRIVEREMO? INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL POLO, GIUSEPPE RANALLI”

  1. Endrio Rispondi

    Ranalli è un imprenditore acuto, preparato e predisposto ad avere un orizzonte spostato molto in avanti. Se la politica affiancasse con più determinazione e costanza questo tipo di persone le ricadute sulla società sarebbero enormi. Gli esempi citati (ITIS di Lanciano, Università dell’Aquila) sono, a mio parere, ancora delle piccole, seppur incoraggianti, eccezioni.

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